Workshop @ La Scuola Open Source con Puria Nafisi

Tra le gioie più grandi dell’essere freelance, sicuramente per me c’è quella di potermi gestire il mio tempo. Sentire che il mio tempo è solo mio mi rende infinitamente soddisfatta.
Niente drammi nel richiedere ferie, né permessi per andare a fare visite mediche o gestire imprevisti familiari.
Questo implica la possibilità di partecipare a eventi o corsi che un tempo non avrei potuto permettermi.
Tra i buoni propositi della vita da libera professionista ho infatti inserito la voce:
“Corsi di formazione su cose che mi piacciono e che mi riprometto da anni di imparare/approfondire”

L’anno scorso mi sono regalata un workshop di 3 giornate su Processing tenuto da Matteo Riva al Museo del Design.

Quest’anno ho voluto strafare e mi sono regalata 3 giorni di corso a Bari presso La Scuola Open Source.
Nello specifico il corso era un’introduzione alla libreria D3 javascript per la visualizzazione dati interattiva tenuto da Puria Nafisi.
Tralasciando per un attimo il fatto che Puria è un personaggio che va assolutamente conosciuto perché fatico a descriverlo, due cose mi sono rimaste particolarmente impresse di questa esperienza:

1. Bari e la sua bellezza
Da buona genovese, la città vecchia con i suoi vicoli perfettamente tenuti mi ha aperto il cuore.
Poi il mare, le orecchiette cime di rapa, i panzerotti, la focaccia con il pomodoro, la gente..tutto meraviglioso

2. I giovani e il loro fermento
Alla Scuola Open Source ho conosciuto molte persone, la maggior parte delle quali piene di energia positiva. I fondatori e organizzatori del progetto sono ragazzi pieni di entusiasmo ed iniziativa e sono riusciti a mettere in piedi una cosa che onestamente è davvero figa!
Anche le persone che ho conosciuto al corso mi hanno travolto con la loro energia ben incanalata nel cercare di realizzare i propri sogni e obiettivi.
Ho sentito parlare di molte startup, molti progetti, molto entusiasmo e di molte donne forti e attive nella società.

Finito il corso non posso dire di essere una pro di D3.js ma posso dire di avere conosciuto gente interessante che mi fa ben sperare nel futuro dell’Italia e del mondo in generale..

Invito tutti ad informarsi sulla Scuola Open Source perché organizza corsi ed eventi davvero molto interessanti, e se come me non siete di Bari, l’invito è doppio perché scoprirete una città piena di vita. E di cibo.

Di seguito qualche riferimento di cose, luoghi o persone:

La Scuola Open Source – assolutamente da indagare
Puria Nafisi e il suo BigDive, training program sull’universo dei big data –
Bariwww.around.bari.it
Lorenza Dadduzio – una delle donne di cui ho parlato poco sopra e la sua Cucina Mancina

4×4 Open Data Day – Milano

Oggi, nella giornata mondiale dedicata agli Open Data ho avuto il piacere e l’onore di partecipare in qualità di relatrice all’evento organizzato dall’Assessorato alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open Data del Comune di Milano nella cornice della  1a edizione della Settimana dell’Amministrazione Aperta promossa dal Dipartimento della Funzione Pubblica, tra gli impegni in ambito Open Government Partnership.

La prima sessione dell’evento si è composta di 4 contributi sul tema degli Open Data.
Oltre a me, che ho parlato di Open Data e DataViz, hanno portato il loro contributo Daniele Villa e Stefano Saloriani (coordinatori di MapTime Milano), Sergio Splendore (docente) ed Emanuela Donetti (direttrice responsabile di Urbano Creativo).

I temi trattati sono stati diversi ma tutti interessanti e stimolanti.
Nello specifico, all’interno del mio intervento ho voluto dare una panoramica su quello che è la Data Visualization e la sua importanza nel rendere disponibili, accessibili ma sopratutto comprensibili informazioni su fenomeni che altrimenti rimarrebbero nascosti all’interno di tabelle e numeri.

Di seguito potete vedere il video dell’evento grazie al contributo di Radio Radicale (il mio intervento inizia intorno al minuto 24:00).

Per questa interessante esperienza devo ringraziare Francesca Maria Montemagno e l’Assessore Lorenzo Lipparini che mi hanno invitato a partecipare.


 

Primo anno, primi bilanci

È passato poco più di un anno da quando, orgoglio in mano, ho deciso di licenziarmi dal posto fisso per aprire la partita iva e diventare freelance.

Le motivazioni che all’epoca mi spinsero a mollare tutto e buttarmi in questa grande incognita furono diverse.

Prima fra tutte: non ne potevo più di sentirmi dare pacche sulle spalle, ricevere complimenti e ringraziamenti per il lavoro svolto e poi ritrovarmi con un pugno di mosche.

Seconda motivazione fondamentale: ho studiato design, mi occupo di grafica e web, non ho mai salvato vite purtroppo (da piccola sognavo di fare il vigile del fuoco..avevo anche un bellissimo modellino di camion dei pompieri, ma questa è un’altra storia), ragion per cui non ho mai capito come potessero esistere urgenze per le quali fosse necessario uscire dall’ufficio alle 21.
Le urgenze esistono negli ospedali se sei medico, non in un’agenzia web e se ce ne sono è perché, in genere, qualcuno non ha saputo fare il suo lavoro o non ha molto rispetto e considerazione per quello altrui.
Può capitare certo, ma non dev’essere la regola altrimenti c’è qualcosa che proprio non funziona.

Decisi così di salutare questo strano mondo e mettermi in proprio.

Mi recai dalla commercialista che più volte guardandomi fissa negli occhi, con aria preoccupata, mi chiese: “ma ne sei proprio sicura?Perchè è un momento difficile, le tasse sono alte e in Italia il sistema purtroppo è quello che è..”.

SICURA!

E così è iniziata l’avventura.

A distanza di poco più di un anno, e in attesa di ricevere notifica della prima tranche di tasse da pagare (quindi con il cuore ancora leggero e non il portafoglio) posso tirare qualche somma e fare un elenco delle cose positive che sono successe (che rileggerò come un mantra quando quella notifica arriverà):


Mi alzo tutti i giorni alle 8.45 e scendo al bar a fare colazione (dove tutti mi chiamano per nome)  – non prendo più la metro – ho iniziato a praticare kung fu – sono  andata in ferie a settembre invece che a Ferragosto – ho cambiato casa – Frida è entrata nelle nostre vite – non ho capi che mi indispongono (al massimo qualche cliente) – riesco a seguire qualche progetto personale – i miei incontri con i clienti in genere sono davanti ad una tazza di thè coi biscotti o uno Spritz ( a seconda dell’orario) – posso andare al parco a pranzo – posso raggiungere qualche amica o la sorella a pranzo – posso fare la spesa in orari in cui fuori c’è ancora luce – posso farmi spedire i pacchi a casa (anche i corrieri mi chiamano per nome ormai, grazie Amazon Prime) – se Milano diventa insopportabilmente calda, posso scendere a Genova dai miei e respirare un po’ di aria di mare e profumo di focaccia – sono soddisfatta – sono ispirata


Questo è quanto, se siete in dubbio e volete intraprendere questa strada, io (che non sono nessuno e che non ho ancora idea di quante tasse dovrò pagare per questo primo anno di attività) vi dico:

“siate coraggiosi e credeteci che tanto fate sempre in tempo a tornare a fare i dipendenti!”

ps: per chi se lo chiedesse Frida è lei

Frida

Let’s start

The aim of this new professional life:

The most difficult thing is the decision to act. The rest is merely tenacity. The fears are paper tigers. You can do anything you decide to do. You can act to change and control your life and the procedure. The process is its own reward.

Amelia Earhart